All'inizio di quest'anno la proposta di Giorgio Parisi — un CERN per l'intelligenza artificiale in Europa, avanzata già nell'autunno 2024 sulle pagine di Nature — ha ricevuto per la prima volta un sostegno politico istituzionale dichiarato.

Il 26 febbraio, all'Accademia dei Lincei, la ministra dell'Università Anna Maria Bernini ha annunciato il sostegno italiano alla Frontier AI Initiative, promossa da Francia e Germania, proponendo l'Italia come partner fondante. In quell'occasione, Parisi ha ribadito la sua visione: una struttura pubblica, aperta, trasparente, senza fini di profitto, con un finanziamento iniziale nell'ordine di un miliardo l'anno per tre anni.

Il richiamo al CERN non è solo simbolico. Quella istituzione nacque nel 1954 da un'Europa uscita a pezzi dalla guerra, capace tuttavia di mettere insieme paesi che fino a pochi anni prima erano nemici attorno a un progetto di ricerca fondamentale, aperto e non subordinato a interessi industriali immediati. Il World Wide Web — ideato al CERN e poi reso liberamente disponibile — non fu il risultato diretto della fisica delle particelle, ma una delle sue ricadute più rilevanti: il prodotto inatteso di un ecosistema scientifico pubblico, internazionale e aperto.

Parisi immagina qualcosa di analogo per l'AI: un luogo in cui la conoscenza sia condivisa, i risultati non diventino proprietà di pochi, e l'Europa possa smettere di essere spettatrice di una trasformazione che altri stanno guidando. È una proposta seria, accompagnata da cifre concrete e da un consenso politico non trascurabile. Ma proprio la forza della metafora impone una domanda preliminare: siamo sicuri che il CERN sia davvero il modello adeguato per un'impresa come l'intelligenza artificiale?

La risposta non è scontata. La proposta di un "CERN per l'AI" circola nell'ambiente della ricerca europea dal 2017. Come mostra uno studio di Anna-Lena Rüland pubblicato su Minerva, è entrata nell'agenda informale europea — nei dibattiti, nei convegni, nei documenti preparatori — senza tradursi in una decisione operativa. Quasi un decennio di advocacy, nessun impegno vincolante. L'annuncio italiano si inserisce dunque in una storia già lunga e già segnata da stagnazione: non è tanto un inizio quanto un nuovo tentativo di rilanciare una proposta che finora non ha trovato sbocchi istituzionali.

Questa difficoltà può essere ricondotta ad almeno tre ragioni strutturali.

La prima è una divisione profonda all'interno della stessa comunità scientifica europea. I promotori di una struttura centralizzata si sono trovati in contrasto con chi ritiene che l'infrastruttura computazionale per l'AI non richieda affatto centralizzazione, e che un grande hub unico rischierebbe di sottrarre risorse alle eccellenze distribuite già esistenti. Questa frattura ha scoraggiato i responsabili politici, che faticano a sostenere una proposta non condivisa dai suoi stessi potenziali beneficiari.

La seconda ragione è istituzionale: la politica europea di ricerca sull'AI è frammentata tra più direzioni generali della Commissione, che non condividono né priorità né strategie. Una proposta di questa portata richiede un consenso che il sistema europeo non riesce a produrre con la velocità che il tema richiederebbe.

La terza ragione è forse la più significativa: il nome stesso si è rivelato un ostacolo. L'etichetta "CERN per l'AI" è stata percepita come fuorviante, perché — a differenza degli acceleratori di particelle — l'infrastruttura computazionale per l'AI non richiede necessariamente un luogo fisico unico. La metafora che avrebbe dovuto aggregare consenso ha finito per polarizzare il dibattito. Il punto è decisivo: il CERN nacque in condizioni che oggi non esistono più. Nacque in un'Europa che aveva un interesse condiviso, quasi esistenziale, a costruire istituzioni comuni; in un campo in cui le infrastrutture decisive erano per natura centralizzate; in un ecosistema dominato da stati nazionali con bilanci pubblici. Nacque, infine, in un tempo in cui la velocità dell'innovazione consentiva alle istituzioni di stare al passo con i processi che finanziavano. Nessuna di queste condizioni è oggi pienamente replicabile nel campo dell'AI.

A questo si aggiunge la scelta europea di privilegiare la regolazione. L'AI Act — entrato in vigore nell'agosto 2024 e in progressiva applicazione fino al 2026 — è un risultato rilevante: un quadro giuridico organico, fondato su un approccio basato sul rischio, che impone obblighi crescenti a seconda della pericolosità dei sistemi. Ma regolare non significa costruire. L'AI Act disciplina ciò che già esiste; non crea ciò che manca. La questione delle infrastrutture pubbliche di ricerca — chi addestra i modelli, chi controlla i dati, chi produce conoscenza di base, chi dispone della capacità computazionale — resta in larga misura ai margini dell'agenda comunitaria.

La domanda da porre, allora, non è semplicemente: "vogliamo un CERN per l'AI?". A questa si può rispondere affermativamente senza troppe difficoltà.

La domanda più impegnativa è un'altra: quali condizioni dovrebbero essere soddisfatte perché un'istituzione pubblica europea per l'AI non venga assorbita dal sistema che vorrebbe bilanciare?

Riferimenti bibliografici

  1. Rüland, A.-L. (2025). "We Need a CERN for AI": Organized Scientific Interests and Agenda-Setting in European Science, Technology, and Innovation Policy. Minerva, 63. https://doi.org/10.1007/s11024-024-09568-6 [Open access]
  2. ELLIS (2022). Ambitious Multi-Centric European AI Lighthouse Moving Forward. https://ellis.eu/news/...
  3. ELLIS (2018). ELLIS Letter. https://ellis.eu/letter
    Il documento fondativo del network ELLIS, firmato da centinaia di ricercatori europei di machine learning. Propone un modello distribuito ispirato all'EMBL come alternativa esplicita a un hub centralizzato.
  4. Parlamento europeo e Consiglio dell'UE (2024). Regolamento (UE) 2024/1689 — AI Act. EUR-Lex
  5. Commissione europea (2025). AI in Science Strategy — Apply AI. COM(2025) 724 final. Link
  6. CEPS (2024). Towards a European Large-Scale Initiative on Artificial Intelligence. PDF
    Mappa sistematicamente tutte le proposte in campo — CLAIRE, ELLIS, EDIRAS, il Moonshot da 100 miliardi, l'ALT-EDIC — mostrandone le sovrapposizioni e i conflitti.
  7. Hermann, A., Krige, J., Mersits, U., e Pestre, D. (1987). History of CERN. Vol. I. New York: North-Holland.
  8. Parisi, G. (2026). Le simmetrie nascoste. Milano: Rizzoli.